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Scorgere un lumicino

Raffaele, Napoli

Ho conosciuto Stefania Casavecchia nel 2013. È stata lei ad invitarmi a partecipare, in veste di facilitatore, al Seminario “Sopravvissuti? Riemergere dopo un suicidio”, tenutosi a Vicovaro Mandela (RM) il 14/15 settembre dello stesso anno. Quei giorni li ho vissuti con grande serenità. I lievi timori che mi accompagnavano – sarei stato all’altezza di un compito così importante, nonostante fossi alla prima esperienza in quel tipo di gruppo? Non c’era forse il rischio che qualcuno dei partecipanti riversasse su di me la rabbia per la morte del proprio caro? – sono svaniti appena arrivato. Ma il merito è mio solo in minima parte... Immaginate di essere seduti in una stanza, circondati da diciannove persone quasi del tutto sconosciute, e di dover parlare del vostro dolore più grande, dei vostri inconfessabili sensi di colpa, delle vostre più ataviche paure ed angosce, di tutti i vostri “perché” a cui non siete ancora riusciti a dare una risposta soddisfacente. E di ricevere in cambio – di quali meraviglie è talvolta capace l’essere umano! – un ascolto ed una partecipazione sinceri, una comprensione profonda, un abbraccio dato con il cuore e, perché no, un’opinione diversa dalla vostra ma non per questo irrispettosa. I momenti di condivisione in gruppo sono stati arricchiti dal tempo riservato alla ricerca e alla riflessione individuale e dallo spazio dedicato al dialogo, divisi/uniti in coppie. Non ci siamo fatti mancare nemmeno un po’ di sano svago, tra pranzi e cene dal gusto familiare, piacevoli serate in visita al paesino, e chiacchierate che cominciavano a sapere di amicizia. C’è stato posto proprio per tutto. E, soprattutto, per tutti.

Così, eccomi a ricordare l’immensa forza d’animo di Stefania, il contagioso entusiasmo di sua figlia Valentina, la squisita disponibilità verso l’altro di Antonio, la rabbia di Letizia che si trasforma in dolcezza, la radiosa serenità di Gigi la roccia, il dolore passato di Claudia diventato gioia presente, il cuore, in fondo tenero, di Francesco, nascosto dietro un ostentato cinismo, l’amore sincero tra Cristina e Paolo che vuole essere più forte della tragedia, l’angoscia di Antonella e Francesco che desidera tramutarsi in speranza, l’ammirevole tenacia di Anna Rita, la giovane sensibilità di Federica, la naturale bontà di Sandro, il fine intelletto di Mira, la delusione – di moglie – mista ad orgoglio –  di madre –  di Lorella, l’autentico desiderio di aiutare il prossimo di Claudia e Silvia.

Poi, le parole di Carlo:

“Era come nuotare in un mare nero di petrolio... ma ad un certo punto, in tutto quel nero, ho scorto un lumicino... e lo sto seguendo.” Quel lumicino abbiamo provato a scorgerlo e/o seguirlo, ciascuno con i suoi modi e tempi, ciascuno con le proprie cadute e risalite.

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